11 Settembre

Io ricordo perfettamente cosa facevo il giorno 11 settembre 2001.


Era una bella giornata e stavo andando ad aprire il mio negozio di fumetti.
Per tutto il pomeriggio ascoltai la radio che , come la totalità dei mezzi di comunicazione dell’epoca , trasmetteva minuto per minuto l’evolversi degli attentati.
Ricordo che la sensazione che ebbi all’epoca era di assoluta incredulità:
Erano scene che avevi visto al cinema, ma erano orribilmente reali.

Quello che accadde dopo lo sappiamo tutti, inutile ribadirlo punto per punto.
fatto sta che oggi abbiamo più paura e diffidenza.


Da artista marziale, per quella che è la mia concezione , rifettendo sull’11 settembre  ne ricavo i seguenti punti:

  1. Il libro della Fallacci, la rabbia e l’orgoglio, porta come titolo due elementi che se seguiti da chi pratica arti marziali , portano alla sconfitta.Nessun artista marziale formato adeguatamente le seguirebbe.
  2. Un artista marziale dovrebbe conoscere la sua interiorità: farsi prendere dalla rabbia per i propri problemi e sfogarla seguendo la rabbia e l’orgoglio (vedi gli sfoghi degli utenti nei social), non sarebbe una cosa degna di lui.
  3. Se sai quanto costa la violenza scegli la non violenza, ogni volta che puoi.
  4. Bisogna conoscere l’altro, è essenziale: perchè una persona nata come noi decide di farsi saltare in aria? E non lo sentenzia Gandhi, ma Sun Tsu nell’arte della guerra.
  5. Combattere il terrorismo senza eliminarne le ragioni per cui nasce è stupido.Sempre consigliato da Sun Tsu.
  6. Sempre sun Tsu consiglia di vincere senza combattere se possibile.Perchè a guerra costa, in tanti sensi, in tante eccezioni, qui e là, dal “nemico”.
Se uno ci riflette, da artista marziale, il primo passo da fare è conoscere l’altro e vedere se si può risolvere la cosa con la non violenza.

15 anni fa abbiamo scelto di fare tutto quello che non andava fatto.
Personalmente preferisco l’esempio di Terzani e ciò che scrisse in “lettere contro la guerra”.



2 anni fa sono andato in Iran, senza chiedere compensi, prendendo ad esempio quel ragionamento.
Vedendo i ragazzi in Iran trattati con diffidenza da alcuni colleghi perchè mussulmani, mi sono detto che poteva essere un occasione da prendere.
Adesso ho un fan club laggiù che non immaginate!


Io con alcuni ragazzi in Iran


Mi sono detto che , non potendo ipotecare il futuro, volevo lasciare un mio contributo, per quanto invisibile e piccolo, al mondo.
Credo che i gesti non debbano essere per forza grandi e immensi, ma di qualunque dimensione.Basta che prendi una posizione e non stai in disparte.
Adesso 100/150 persone hanno visto, non a chiacchiere, che qui non siamo tutti stronzi, che possiamo accettarci anche se diversissimi.E ci guardano diversamente.
Non è nulla,è invisibile, ma ci tengo.
E’ stato il mio “pugno” alla guerra, alla diffidenza e alla paura.


Dato che oggi si ricorda 11 settembre, io preferisco ricordarlo così.

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