Corvi e cornacchie

Me ne stavo seduto a parlare con degli amici, dopo una cena , a mio gusto, fin troppo spartana (e costosa) per un sabato sera.

Tra un discorso e l’altro si inizia a parlare delle mie attività e dei miei progetti, e con molta sorpresa ricevo una carellata di commenti negativi.
Non critiche costruttive, qualcosa del tipo ” secondo me così non funziona, dovresti provare in quest’altro modo”.
No, solo commenti negativi fini a se stessi.
Cose tipo ” ma tu che ne sai di questo” o ” avrai pure tutte queste conoscenze ma che risultati hai?Non mi pare granchè”.
Ci sono rimasto molto stupito , e colpito , anche perchè chi me lo stava dicendo erano quel tipo di persone che si sono creati una posizione.

Vi è mai capitato?
Siete mai stati in un momento della vostra vita in cui state provando a realizzare qualcosa di assolutamente nuovo, affrontando mille sfide e difficoltà, magari con pochissimi mezzi?
Se la risposta è sì, sapete cosa si prova.
I timori di star sbagliando tutto, le notti insonni in preda ad ansie ed angosce.
Chiunque di voi sia impegnato nella creazione di un businnes o che ci sia passato ,o che stia gettando le basi di una nuova vita contando solo sulle proprie forze, sa cosa si prova.

E quando stai cercando di avventurarti in una nuova impresa, quello di cui non hai bisogno sono le critiche sterili.
Non hai bisogno di quelli che per noia, invidia o stupidità, gettano ombra e sfiducia e dubbio in quello che fai.
Perchè a meno che tu non sia un pazzo incoscente, con quei lupi affamati che ti azzannano la coscenza , lo stomaco e ti chiudono la gola , tu ci stai 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

Quello di cui hai bisogno sono i navigatori di lungo corso, i lupi di mare stagionati al sole, le bussole umane che ti indichino la direzione migliore, che ti spieghino come usare al meglio anche il vento più debole o che a limite, per esperienza segnata da cicatrici di mani callose come quelle del pescatore de ” Il vecchio e il mare “di Hemingway, ti dicano di non partire, che la zattera che hai e il mare che vuoi affrontare e il tempo che incontrerai, porteranno solo disgrazia sicura.

Vuoi assolutamente solo quelli, i veterani dell’avventura, gli intrepidi esporatori che hanno rischiato , provato e avuto successo o fallimento, ma che almeno si sono mossi dal loro angolino sicuro.
Quelle persone che con la loro esperienza e con i loro racconti, ti arricchiscano e ti consiglino a buona ragione, forti di anni in alto mare.
Ma che ci fai, fratello, di quei navigatori della domenica, che dalla baia non si sono mai allontanati?
Di quelli che i piedi in acqua li hanno messi solo per una passeggiata sul bagnasciuga ad Agosto, che prima era troppo freddina.
Nella mia città, una città di pescatori, quelli che con la barca stanno sempre a baia li prendono in giro.
La “baia dei codardi” la chiamano. Perchè la gente di mare vera esce dalla sicurezza del porto o della costa.
E allora stacci attento, stacci lontano e non arrabbiarti e non farti toccare dalle cornacchie del malaugurio.

Non sei solo. La storia è piena di avventurieri derisi, invisi, combatutti, osteggiati e non capiti prima del loro successo.

Ma pensa cosa doveva dire un vicino dei fratelli Wright!

” Wilbur è bello che hai un hobby, ma stai buttando i soldi in una fantasia inutile. L’uomo non può volare! Metti giudizio!”
Gli avessero dato ascolto, si fossero lasciati assorbire dai malauguranti ,  avremmo forse avuto il volo molti anni dopo.

E Albert Einstein?

Fallì l’ingresso al politecnico di Zurigo. Poi trovò lavoro all’ufficio brevetti. Avesse rinunciato ad esplorare i confini della scienza  oggi che mondo avremmo?
Ma avrà avuto gente attorno che gli diceva di starsene buono e tranquillo, invece di immaginare cose impossibili? Avrà avuto il sapientone che gli diceva che l’atomo si chiama così perchè indivisibile?
Eppure, lo ha diviso comunque.

Ma c’è anche Sir Edmund Hillary da prendere ad esempio.

Quanti amici gli avranno detto che era una follia tentare di raggiungere la vetta dell’everest? Che sarebbe morto. Da piccolo era pure considerato gracile. Pensate a quanti commenti negativi avrà sentito. 
Eppure lassù ci è arrivato.
Il filo comune tra questi personaggi è che hanno continuato a credere nelle proprie capacità e nonostante le ventate avverse e le mareggiate, hanno insistito nel raggiungere i loro obiettivi.
E non hanno mai ascoltato i nani da giardino.
Quindi, seguendo il loro esempio:
  1. Credi in te stesso (primo punto del motto nel To-Shin Do). Credere in te stesso non significa avere cieca e stupida fiducia in se stessi. Quella è vanagloria, ben diversa dal conoscersi realmente. Credere in se stessi significa conoscere anche i nostri punti deboli e studiare per fortificarci là dove siamo più carenti. Abbiamo infiniti mezzi per rafforzarci oggi. Libri online, videocorsi, email (contatta i big…capita che rispondano!), usali !
  2.  Allontana le cornacchie. Hai bisogno del consiglio di chi ha esperienza. Il terzo punto del motto del To-Shin Do ricorda l’importanda del circondarsi di persone che condividono i nostri ideali e i nostri obbiettivi. Il fatto che un amico o un famigliare ti voglia bene è del tutto indifferente  nella raggiungere il tuo obbiettivo ( a meno che non ti voglia finanziare…magari in quel caso te lo puoi far andar bene 😉 ). Certo, del supporto morale fa bene, ma le critiche sterili no. Anche amandoci, se non hanno le conoscenze e l’esperienza , il loro commento, sia esso positivo o negativo come nel mio racconto, è inutilmente indifferente.
  3. Non essere rigido. L’elemento terra nel sistema asiatico Godai rappresenta la capacità di resistere alle avversità e la capacità avere una visione d’insieme  delle cose. Ma in senso negativo rappresenta la rigidità d’idee e di posizione. Citando Edison Non mi scoraggio perché ogni tentativo sbagliato scartato è un altro passo in avanti” Tenendo sempre fissa la rotta sul tuo obbiettivo, resta pronto a variare i modi in cui tenti di raggiungerlo.
Se in questo momento stai tentando una nuova avventura mai affrontata da altri che conosci e dei commenti non costruttivi ti abbattono, non sei solo.
Prima di noi, quelli che oggi sono celebrati e ricordati, hanno preso gli stessi schiaffi.
Pensa a Van Gogh…solo dopo morto è stato capito!
Insisti!

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