Nuovo libro da Stephen K Hayes

An-Shu Stephen K Hayes ha appena pubblicato un nuovo libro, che parla della sua esperienza come guardia del corpo di S.S. il Dalai Lama, dei suoi viaggi con lui e della sua esplorazione del Tibet e dell’aia alla ricerca degli insegnamenti circa il Phurba, il pugnale rituale.

In Inglese, edizione kindle, acquistabile al link qui seguito.

 

Meditazione

IMG_3506Ero seduto in un gazzebo nel parco principale della città di awaz, in Iran.Un campanello di giovani ragazzi Iraniani mi attorniava, passandomi regolarmente delle bottiglie d’acqua , per aiutarmi a gestire quella che per loro era una  “fresca nottata”: più di 40° di vento caldissimo.Tutti molto educati e disciplinati, nessuno si sovrapponeva all’altro per parlare.

“Maestro, ci hanno detto che , parlando di meditazione, sappiamo che la stiamo facendo bene quando sentiremo del calore,dell’energia dalle mani”

Una risata e un “Ma chi te l’ha detto?!” fu la mia risposta istintiva!

Ironicamente, una simile osservazione mi è stata posta recentemente da un mio studente:

“Mah, a me non interessa la meditazione.Quando l’abbiamo fatta non ho sentito nessuna energia.”

Ci sono rimasto molto stupito per la similitudine delle risposte.Avevo davvero spiegato così male, la mia comunicazione con i miei studenti era stata davvero così povera e scarsa, da creare questo fraintendimento? Sicuramente avrei provveduto a correggere questo problema.

C’è moltissima confusione su cosa sia davvero la meditazione e sul perchè sia utile ( occhio, non ho scritto essenziale).

In un recente articolo sul New York Times , che trovate qui:Basta con la meditazione Adam Grant critica il recente hype per la meditazione (lui li chiama gli evangelisti ), osservando come alcuni dei benefici frequentemente associati a questa pratica ,siano ottenibili anche attraverso altri canali, come medicine, droghe, esercizio fisico ecc.

Come dice un detto: “ C’è più di una strada per arrivare sulla montagna”. Nel suo articolo Grant prende in esame due aspetti spesso associati alla pratica della meditazione: la riduzione dello stress e l’aumento della presenza mentale, della coscienza. Per la riduzione dello stress, sicuramente l’esercizio fisico è un aiuto. Come il cambiare approccio mentale che cita Grant nell’articolo. Come può ridurre lo stress il sesso o mangiarsi un barattolo di nutella. O farsi una canna. Qui nessuno giudica nessuno. Usate la tecnica che preferite. Ma se siete su questo sito, probabilmente come me credete nel concetto di Tatsujin, di un essere umano pienamente realizzato: Abbiamo tutti delle potenzialità in noi, che possiamo trasformare in abilità. Posso ridurre stress con farmaci o droghe, ma se condivido gli ideali di evoluzione e crescita personale associati alla nostra arte, allora voglio raggiungere quel risultato con le mie sole capacità.

Fumarsi  una canna magari ha effetto velocemente ed è “facile”.Usare la meditazione richiede pratica e costanza…e un insegnante bravo che sappia insegnarcela..non è veloce e non è facile. Ma in fondo siamo qui perchè crediamo di valere di più di quello che siamo ora, no?

Per il “mindfulness”, che io traduco come coscienza, presenza mentale, il discorso è simile. Sicuramente ci sono validissime alternative alla meditazione. E sicuramente, essendo noi fatti uno diverso dall’altro, alcune di queste alternative sono più in sintonia con alcuni di voi che con me. Siamo diversi….è normale.

C’è però un motivo che considero essenziale per meditare, se siete artisti marziali o siete interessati all’auto-protezione:

In caso di aggressione, volete essere in grado di essere reattivi e non farvi sopraffare da emozioni e istinti incontrollati!

Difficilmente, tornando da casa da una serata al pub con gli amici, venendo aggredito da uno sconosciuto sotto casa, potrò applicare il cambio di “visone” da “è” a “potrebbe essere”…immaginate la scena: l’aggressore ci afferra con un braccio al bavero e nell’altra mano ha un coltello. Vi dite “ non “è” un coltello. “può essere un coltello”. Ok, l’ho buttata giù assurda provocatoriamente.

Parlando di auto-protezione, ci sono principalmente 6 fattori che dovete considerare:

Le “5 D cattive” e L’amigdala,il cervello rettile.

Le “5 D cattive” (ehi, qui c’è il copyright sul nome!) sono 5 reazioni fondamentali che potremmo sperimentare durante un’aggressione o un conflitto. Sono la Distrazione, il Diversivo, il Diniego,Il Dubbio e la Delusione. Qui il discorso si fa lungo, se volete approfondire venite ad uno dei nostri corsi. Ma per farla breve e a titolo di esempio, pensate al Diniego. E’ possibile che nella situazione descritta prima, con un coltello puntato addosso, dopo una serata con gli amici, il vostro pensiero va istintivamente ad un “Non posso credere che stia accadendo a me!”. Penso di sì.

Ecco, in quel momento siete vittime del diniego, la mente , o parte di essa, lavorerà su altro, mentre qualcosa di negativo accade, riducendo le vostre possibilità di reazione e risposta.

Se volete saperne di più sull’argomento e non potete frequentare un nostro corso , potete usufruire del nostro “Dojo online”.Al link a seguito trovate il corso di base per la meditazione tenuto dal mio maestro Mark Sentoshi Russo: Clicca ed inizia il tuo corso di meditazione

Inoltre si è attivata l’amigdala, che contiene i “programmi di difesa”, facendoci reagire d’istinto,cosa non sempre buona.Non abbiamo avuto grandi aggiornamenti ai programmi negli ultimi 200 anni 🙂

L’amigdala rilascia l’adrenalina,che ha un certo effetto sul corpo.I centri della paura si attivano, e sarete meno lucidi. Interessante? Vi consiglio il libro di Henry Plee “l’arte sublime ed estrema dei punti vitali”, che contiene una disamina molto interessante su questo argomento

Interessante? Vi consiglio il libro di Henry Plee “l’arte sublime ed estrema dei punti vitali”, che contiene una disamina molto interessante su questo argomento.

Non avete tempo per calmarvi, non avete tempo di fare nulla. Non c’è il “freeze time”, quel momento in cui il compagno di allenamento si congela ( un vizio didattico assurdo) che alcuni artisti marziali usano.

Ma se vi eravate applicati nella meditazione, nel tempo potreste aver acquisito l’abilità di riportare la mente al momento presente.

Come ogni potenzialità che vogliamo trasformare in abilità, ottenere la capacità di restare presenti nel momento in una situazione di stress, richiede pratica e tempo.Ma può fae la differenza.

Nel To-Shin Do crediamo e promuoviamo l’idea del “Guerriero Illuminato”, qualcuno che non è solo forte fisicamente , ma che usa l’intelligenza in movimento.Qualcuno che diventa coscente delle proprie potenzialità e si promette di svilupparle. Se potete essere migliori di come siete ora, perchè no diventarlo?! Per me, nel mio modo di vedere le cose, se posso calmarmi con un’abilità personale, la voglio! E’ potere! Nessuno potrà mai togliermi un’abilità imparata, come ad uno scultore o pittore non si può togliere l’abilità di dipingere o scolpire. Ma chiunque può toglierti un farmaco o altro di esterno a te stesso.

Certo, ci sono casi particolari che richiedono un supporto esterno….ma non parlo di quelli.

Per quanto sia vero che alcuni benefici della meditazione siano raggiungibili da altre strade, come persone che condividono l’ideale del miglioramento personale, dovremmo considerare prima quelle soluzioni che ci migliorano, e non le strade facili e pigre.

Certamente è necessario trovare un insegnante valido.Sorrido spesso pensando a quando è settembre nella mia città: Spuntano corsi di meditazione come funghi! Manco a Shaolin!

Spesso sono tenuti da quelli che io chiamo “figli dei fiori fuori tempo”, nostalgici new age che sparano namastè a raffica come non ci fosse un domani.Spesso parlano con un tono che li rende delle macchiette uscite da un pessimo film indiano.

Di mio preferisco la semplicità e la pragmaticità. Nessun parolone strano, anzi, potreste facilmente sentirmi parlare in maniera colloquiale come fossimo al bar…ma non con lo stesso atteggiamento.

Come piccolo esperimento per la meditazione, provate questo:

Seduti su di una sedia, mettetevi sul bordo.In questo modo la schiena rimarrà naturalmente diritta.Tenete i piedi  ben piantati a terra, non mettetevi sulle punte o simile.Appoggiate le mani sulle cosce,  lasciando i gomiti vicini al corpo. Se ci riuscite, rimettete le scapole “in sede”, ossia non ingobbitevi in avanti.Non volete che il torace si pieghi in avanti, pregiudicherebbe negativamente l’atto respiratorio. Testa diritta.

Ora semplicemente respirate. Quando inalate fate la “pancia alla babbo natale” (non respirate di polmoni, ma di diaframma insomma) riempiendovi di aria anche quando vi sembra che siate già pieni.Trattenete un poco e poi fate la “pancia di Gesù” (nessuna offesa eh), buttando fuori tutta l’aria, lentamente, anche quando vi sembra di averla finita.

Normalmente non respiriamo con coscienza e non “riempiamo”  al massimo o svuotiamo al massimo.Provate.

Fatelo per 5 minuti al massimo.Non di più.Non volete diventare monaci, quello è un’altro lavoro.

Fatelo per una settimana.

Poi ditemi.

Luca Paniconi

Credere in se stessi

Uno degli elementi più importanti e basilari nella nostra arte marziale del To-Shin Do è la fiducia in se stessi.

Il nostro “ Credo in 3 punti” , uno speciale codice di comportamento che recitiamo prima di ogni seduta di allenamento, al suo primo punto, ricorda come l’affermare la fiducia in se stessi e nelle proprie potenzialità, sia un requisito fondamentale per una costruttiva evoluzione personale.

Ad un livello basilare  (ed infantile ) è difficile immaginare un guerriero forte e potente che  avesse scarsa stima in se stesso e nelle sue abilità: fosse stato così, Miyamoto Musashi sarebbe stato solamente un oscuro e dimenticato contadino delle campagne feudali Giapponesi.

Esplorando più in profondità il concetto, “ credo in me stesso, ho fiducia in me, posso raggiungere i miei obbiettivi” , come recita il già citato primo punto del credo, diventa chiaro come questo sia una delle fondamenta più importanti per la difesa personale e per la propria evoluzione personale.

Ad esempio, una  delle prime e fondamentali tecniche utilizzate da chi vuole approfittarsi di te ed abusare della tua vita, è appunto il minare la tua capacità di credere in te stesso, offuscare la visione che tu hai della tua persona.

Pensate ai pseudo-maghi, cartomanti e simili, ad esempio:

Nel momento stesso che una persona va da un mago, per chiedere la soluzione ad un problema che non riesce a risolvere, mette in atto un meccanismo pericoloso (e un pò subdolo). Delega il proprio potere personale a qualcun altro. Semplicemente sedendosi alla scrivania del “mago” ,ha già posto la sua mente in una modalità in cui non guarda , non riconosce e non considera la possibilità che in se possano esistere le potenzialità per creare il cambiamento che cerca. Delega ad una fonte esterna il suo benessere. E’ come se dicesse “ in me non c’è potere, solo dall’esterno può arrivarmi aiuto”.

Da canto suo il “mago” accentua questa malsana predisposizione, spiegando e proponendo uno scenario in cui lui è il solo tramite per l’uscita dal guaio.

Questo sistema, questo “delegare”, come lo chiamo io, ad una fonte esterna ( un mago, un’entità misteriosa invisibile, l’alcol o la droga,in forme più semplici ed evidenti ) è estremamente contraria a ciò che insegniamo nel To-Shin Do.

Nella nostra arte marziale insegniamo che ognuno di noi ha dentro di se tutte le potenzialità, tutte le risorse e tutti i “ poteri ” (potere= capacità di ) per generare il risultato che desideriamo avere nella nostra vita. Questa presa di coscienza della realtà del nostro potere personale viene supportata e applicata tramite il nostro curriculum tecnico, che copre tutte le aree del potere fisico e mentale, dando una strutturata e sistematica guida per applicare nella realtà i principi su cui è fondata la nostra arte.

Come ultimo elemento essenziale per rendere il principio del “riconoscere la realtà del proprio potere personale” in un risultato concreta nella vita quotidiana, c’è il circondarsi di persone positive ,che condividano gli stessi principi e gli stessi simili obbiettivi. I compagni di allenamento , ad esempio, condividendo gli stessi ideali della scuola, diventano un “terreno ferite “ dove coltivare il nostro sviluppo personale. E’ ovvio che l’ambiente sociale influenza la persona, e che un ambiente composto da persone critiche, pessimistiche , invidiose o scoraggianti (negative, per semplicità ) non è il posto migliore per sperare di ottenere un buon risultato.

Ora….quando e come ti hanno fatto dubitare di te stesso? Resta attento!

ON WEB SITE!

Storie di successo

Attenzione! Il seguente scritto potrebbe contenere tracce di ego e frutta a guscio!

In teoria, se qualcuno dovesse chiedermi come è iniziato il rapporto con il mio Maestro, dovrei parlare di una pizza a piazza Mazzini a Falconara Marittima e di papà che mi compra un libro, il primo della serie classica di Stephen K Hayes.

Però fa molto più epico, ed emoziona di più, l’immagine di qualche anno dopo: Io, Papà e mio fratello, che in una bellissima notte di Giugno (credo) ascoltavamo il concerto di Zucchero, Miserere, dai campi vicini lo stadio del Conero in cui stava esibendosi. Una bella notte stellata, la natura attorno, e la consapevolezza di scroccare un concerto (in verità era stata una richiesta dell’ultimo minuto di mio fratello) !
E mentre gli altri scrocconi come noi si ascoltavano il concerto , io facevo una capoccia così a mio padre parlando del mio desiderio di andare negli usa e studiare con Stephen K Hayes. Cosa a cui era abituato: la prima lettera la feci scrivere ad un suo amico canadese, e credo che a malapena facessi la prima media. Insomma, comprando quel primo libro aveva scatenato un bel casino.
Beh, è un ricordo che mi è caro: la notte, la musica, la natura e i miei sogni. Un momento perfetto.

Anni dopo ho realizzato tutti i miei sogni da bambino, e oltre: adesso non solo ho studiato con l’eroe della mia infanzia, non solo ci ho fatto amicizia, ma adesso sono evidenziato sul suo sito come un esempio per gli altri ( http://www.ninjaselfdefense.com/stories/luca-paniconi.html ) .

A chi non mi conosce queste righe staranno antipatiche, sembra che me la voglio tirare, e ammettiamolo: difficile non darsi arie e gongolare in un momento così!

Ma il sottolineare questa novità , nelle mie intenzioni, deve essere un incoraggiamento a tutti i miei studenti e a chi mi segue, a non mollare e fare di tutto per raggiungere i propri sogni.
Quando ho cominciato io non avevo nulla di “speciale” (come non lo ho ora):

  • Non ero ricco, anzi negli anni spesso sono stato senza risorse economiche e disoccupato o indebitato.
  • Non ero più intelligente di altri: chiedete alla Sig.ra del Prete, la mia professoressa di matematica. Il primo esaurimento gliel’ho dato io.
  • Non avevo doti fisiche speciali: potrei farvi vedere la panza di qualche anno fa, ma la tengo per me, ok?
  • Non avevo amicizie speciali.

Ero uno qualunque. Anzi, a scuola ero nel gruppo degli sfigati, fate voi.

L’unico ” segreto ” è che ho creduto, amato e mi sono dedicato con impegno a qualcosa, senza mollare mai. Pure quando tutto avrebbe suggerito il contrario.
Quindi, io ora vado a vincere il guinness di ” pacche sulla spalla da soli “. Voi, qualunque sia il vostro sogno, continuate.

SPRAY O NO SPRAY?

In un articolo apparso ieri sul Corriere Adriatico, leggo dell’ennesima polemica circa gli spray al peperoncino.

La questione attuale ha più un tono politico che tecnico ma sfiora comunque il tema della sicurezza personale.

Gli spray al peperoncino possono essere certamente un diversivo, ma appunto solamente un diversivo, non certo una soluzione ad una situazione di conflittualità!

Possono essere considerati una versione “moderna” dei Metsubushi, le polveri accecanti, utilizzate dai Ninja del Giappone per distrarre uno o più assalitori e guadagnare così la via di fugga. Spesso contenuti all’interno del guscio di un uovo svuotato , i Metsubushi venivano o lanciati con tutto il loro contenitore, che rompendosi sull’aggressore creava una nuvola accecante , o  quest’ultimo veniva rotto in mano per poi lanciare la polvere a sorpresa sul viso del avversario. Ovviamente questo stratagemma non eliminava il guaio, ma era appunto solo una distrazione per guadagnare qualche secondo prezioso di tempo, e di spazio.

In ugual modo i moderni spray possono essere eccellenti per distrarre un aggressore,ma hanno un lato pericoloso (in parte sulla salute, secondo alcuni studi non ancora completati), ed è quello del generare un falso senso di  sicurezza.

Una cosa che ogni essere umano ha nella sua testa è l’amigdala, “il cervello rettile”, quella parte del nostro “computer” che contiene i programmi di sopravvivenza sviluppati in secoli di evoluzione. In caso di un’aggressione, a  QUALUNQUE essere umano, l’amigdala si attiva, rilasciando adrenalina e serotonina. Le conseguenze fisiche sono molteplici, tra cui un irrigidimento dell’addome e una scarsa lucidità (consultate un medico per maggiori dettagli o il bellissimo libro di Enry Plee “l’arte sublime ed estrema dei punti vitali” che contiene uno studio approfondito circa questa reazione fisica in relazione all’autodifesa). Una persona priva di qualsiasi forma di addestramento nel gestire e controllare le reazioni psicofisiche indotte dall’amigdala sarà inevitabilmente priva della lucidità necessaria a gestire uno spray in maniera sicura per se stesso. Siete stati mai in una situazione critica in cui dovevate prendere velocemente un oggetto e vi siete trovati impacciati e maldestri? Ecco, avete un’idea, ma con un’aggressione sarà peggio. E’ biologia, non ‘ un’opinione!

Un’ottima capacità di auto protezione invece richiede l’abilità nel evitare il potenziale pericolo. Se questo non è evitabile, di gestione dello stesso al fine di evitare che esploda. Ancora, se questo non è possibile, è necessario essere addestrati a gestire la violenza al fine di annullare il pericolo e portarci in un posto sicuro.

L’uso dello spray è al meglio solo un istante di un protocollo formato da più step. Un’autodifesa basata sull’intelligenza non si affida ad uno strumento dedicato ma sa utilizzare oggetti di uso quotidiano per potenziare le possibilità di successo.

Nel To-Shin Do i nostri studenti imparano  ad usare il corretto allineamento muscolo/scheletrico, la forza di gravità e ad usare armi improvvisate come una penna, una t-shirt, un asciugamano o quant’altro è comune nella loro quotidianità per agire con successo ed efficacia, in accordo con le leggi dello stato! Il tutto seguendo un protocollo che chiamiamo  “ Le 5 D del successo”.

Imparate ad essere più intelligenti e non affidate la vostra sicurezza ad un unico oggetto dedicato!

MORTE

Quando uscì il bellissimo e poetico film “Ghost Dog”, moltissimi non avevano mai sentito parlare dell’Hagakure, il libro su cui basava la sua vita il protagonista della pellicola. Scritto da Yamamoto Tsunemoto nel 17° secolo  , un samurai che dopo la morte del suo signore diventò un monaco buddhista nella setta zen Soto,il libro è una raccolta di consigli e prescrizioni per essere un “buon samurai”, dedicato ad un suo allievo.

Tra i vari argomenti trattati nel libro, si affronta anche il concetto di morte, di come questa fosse presente nella vita di un samurai e di come quest’ultimo dovesse relazionarvisi arrivando addirittura a “cercarla e volerla”.Essendo essenzialmente un dialogo tra Insegnante e studente,il concetto di morte per il samurai è stato frequentemente frainteso, specie tra chi era digiuno di conoscenza del pensiero zen, fino ad arrivare a forme di nichilismo folle, come nel caso dello scrittore Yukio Mishima, con il suo famoso suicidio in diretta tv.

L’insegnamento sull’importanza della presenza della morte nelle nostre vite invece è molto più importante, complesso e profondo. Un esempio ne è la famosa frase ” Hanawa sakura gi,hito wa Bushi ” , il migliore dei fiori è il ciliegio,il migliore degli uomini il guerriero. Anche questa spesso fraintesa a favore di un’immagine stereotipata del guerriero che non ha paura della morte, in realtà accosta l’immagine dei fiori di ciliegio , che non appassiscono ma si staccano dall’albero ancora belli (allegoria appunto della morte) a quella del guerriero, che facendo una vita incerta e rischiosa, non sa mai quando gli verrà “chiesto” di staccarsi dalla vita. Non avendo questa conoscenza e non potendo ipotecare sul futuro per mostrare il suo “meglio”,  il guerriero viene incoraggiato ad esprimerlo ogni istante della sua vita.

La morte quindi non veniva vista come un evento errato e negativo che la realtà pone sul nostro cammino, come un ostacolo o un tranello, ma come un’occasione per capire l’importanza del valore di ogni singolo istante della nostra vita.

Coscienti che potenzialmente ogni istante che viviamo può essere l’ultimo, possiamo esprimere il nostro meglio condividendo i nostri sentimenti, i nostri segreti, affrontando i nostri desideri e pensando a chi rimarrà dopo di noi quando non saremo più qui. Così facendo ogni giorno, proveremo un senso di appagamento e di pienezza e nel momento inevitabile della morte, non saremo tristi o spaventati.

Un insegnamento ben diverso e più importante della nichilistica idiozia che qualcuno ha frainteso, semmai un incitamento a dare importanza alla vita.