Corvi e cornacchie

Me ne stavo seduto a parlare con degli amici, dopo una cena , a mio gusto, fin troppo spartana (e costosa) per un sabato sera.

Tra un discorso e l’altro si inizia a parlare delle mie attività e dei miei progetti, e con molta sorpresa ricevo una carellata di commenti negativi.
Non critiche costruttive, qualcosa del tipo ” secondo me così non funziona, dovresti provare in quest’altro modo”.
No, solo commenti negativi fini a se stessi.
Cose tipo ” ma tu che ne sai di questo” o ” avrai pure tutte queste conoscenze ma che risultati hai?Non mi pare granchè”.
Ci sono rimasto molto stupito , e colpito , anche perchè chi me lo stava dicendo erano quel tipo di persone che si sono creati una posizione.

Vi è mai capitato?
Siete mai stati in un momento della vostra vita in cui state provando a realizzare qualcosa di assolutamente nuovo, affrontando mille sfide e difficoltà, magari con pochissimi mezzi?
Se la risposta è sì, sapete cosa si prova.
I timori di star sbagliando tutto, le notti insonni in preda ad ansie ed angosce.
Chiunque di voi sia impegnato nella creazione di un businnes o che ci sia passato ,o che stia gettando le basi di una nuova vita contando solo sulle proprie forze, sa cosa si prova.

E quando stai cercando di avventurarti in una nuova impresa, quello di cui non hai bisogno sono le critiche sterili.
Non hai bisogno di quelli che per noia, invidia o stupidità, gettano ombra e sfiducia e dubbio in quello che fai.
Perchè a meno che tu non sia un pazzo incoscente, con quei lupi affamati che ti azzannano la coscenza , lo stomaco e ti chiudono la gola , tu ci stai 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

Quello di cui hai bisogno sono i navigatori di lungo corso, i lupi di mare stagionati al sole, le bussole umane che ti indichino la direzione migliore, che ti spieghino come usare al meglio anche il vento più debole o che a limite, per esperienza segnata da cicatrici di mani callose come quelle del pescatore de ” Il vecchio e il mare “di Hemingway, ti dicano di non partire, che la zattera che hai e il mare che vuoi affrontare e il tempo che incontrerai, porteranno solo disgrazia sicura.

Vuoi assolutamente solo quelli, i veterani dell’avventura, gli intrepidi esporatori che hanno rischiato , provato e avuto successo o fallimento, ma che almeno si sono mossi dal loro angolino sicuro.
Quelle persone che con la loro esperienza e con i loro racconti, ti arricchiscano e ti consiglino a buona ragione, forti di anni in alto mare.
Ma che ci fai, fratello, di quei navigatori della domenica, che dalla baia non si sono mai allontanati?
Di quelli che i piedi in acqua li hanno messi solo per una passeggiata sul bagnasciuga ad Agosto, che prima era troppo freddina.
Nella mia città, una città di pescatori, quelli che con la barca stanno sempre a baia li prendono in giro.
La “baia dei codardi” la chiamano. Perchè la gente di mare vera esce dalla sicurezza del porto o della costa.
E allora stacci attento, stacci lontano e non arrabbiarti e non farti toccare dalle cornacchie del malaugurio.

Non sei solo. La storia è piena di avventurieri derisi, invisi, combatutti, osteggiati e non capiti prima del loro successo.

Ma pensa cosa doveva dire un vicino dei fratelli Wright!

” Wilbur è bello che hai un hobby, ma stai buttando i soldi in una fantasia inutile. L’uomo non può volare! Metti giudizio!”
Gli avessero dato ascolto, si fossero lasciati assorbire dai malauguranti ,  avremmo forse avuto il volo molti anni dopo.

E Albert Einstein?

Fallì l’ingresso al politecnico di Zurigo. Poi trovò lavoro all’ufficio brevetti. Avesse rinunciato ad esplorare i confini della scienza  oggi che mondo avremmo?
Ma avrà avuto gente attorno che gli diceva di starsene buono e tranquillo, invece di immaginare cose impossibili? Avrà avuto il sapientone che gli diceva che l’atomo si chiama così perchè indivisibile?
Eppure, lo ha diviso comunque.

Ma c’è anche Sir Edmund Hillary da prendere ad esempio.

Quanti amici gli avranno detto che era una follia tentare di raggiungere la vetta dell’everest? Che sarebbe morto. Da piccolo era pure considerato gracile. Pensate a quanti commenti negativi avrà sentito. 
Eppure lassù ci è arrivato.
Il filo comune tra questi personaggi è che hanno continuato a credere nelle proprie capacità e nonostante le ventate avverse e le mareggiate, hanno insistito nel raggiungere i loro obiettivi.
E non hanno mai ascoltato i nani da giardino.
Quindi, seguendo il loro esempio:
  1. Credi in te stesso (primo punto del motto nel To-Shin Do). Credere in te stesso non significa avere cieca e stupida fiducia in se stessi. Quella è vanagloria, ben diversa dal conoscersi realmente. Credere in se stessi significa conoscere anche i nostri punti deboli e studiare per fortificarci là dove siamo più carenti. Abbiamo infiniti mezzi per rafforzarci oggi. Libri online, videocorsi, email (contatta i big…capita che rispondano!), usali !
  2.  Allontana le cornacchie. Hai bisogno del consiglio di chi ha esperienza. Il terzo punto del motto del To-Shin Do ricorda l’importanda del circondarsi di persone che condividono i nostri ideali e i nostri obbiettivi. Il fatto che un amico o un famigliare ti voglia bene è del tutto indifferente  nella raggiungere il tuo obbiettivo ( a meno che non ti voglia finanziare…magari in quel caso te lo puoi far andar bene 😉 ). Certo, del supporto morale fa bene, ma le critiche sterili no. Anche amandoci, se non hanno le conoscenze e l’esperienza , il loro commento, sia esso positivo o negativo come nel mio racconto, è inutilmente indifferente.
  3. Non essere rigido. L’elemento terra nel sistema asiatico Godai rappresenta la capacità di resistere alle avversità e la capacità avere una visione d’insieme  delle cose. Ma in senso negativo rappresenta la rigidità d’idee e di posizione. Citando Edison Non mi scoraggio perché ogni tentativo sbagliato scartato è un altro passo in avanti” Tenendo sempre fissa la rotta sul tuo obbiettivo, resta pronto a variare i modi in cui tenti di raggiungerlo.
Se in questo momento stai tentando una nuova avventura mai affrontata da altri che conosci e dei commenti non costruttivi ti abbattono, non sei solo.
Prima di noi, quelli che oggi sono celebrati e ricordati, hanno preso gli stessi schiaffi.
Pensa a Van Gogh…solo dopo morto è stato capito!
Insisti!

La lezione introduttiva

Anche se sono passati circa 30 anni ricordo bene la lezione introduttiva la mia prima classe di arti marziali :
Semplicemente non ci fu.  
Tipo, se c’era lui eravamo fuggiti subito.

Io e mio fratello entrammo nella stanza dove si praticava Judo, il maestro ci fece salire sul tatami e semplicemente iniziamo a seguire la lezione.
Ricordo che non avevamo un keikogi  ma indossavamo delle semplici tuta da ginnastica e già questo ci faceva sentire a disagio, in qualche modo diverso dagli altri studenti e avevano il loro kimono bianchi. In più eravamo scalzi che per noi era una novità in casa e le altre attività sociali non si sta mai scalzi.
Ci lanciavamo delle occhiate tra noi tentando di imitare quello che facevano gli altri pensando “ ma che cavolo stiamo facendo?! “


Anche se confusi e disorientati dalla nuova esperienza rimanemmo e continuano a prendere lezioni di judo e fummo anche contenti di quella prima lezione.  E’ comunque facile immaginare Che altri tipi di  potenziali studenti avrebbero rinunciato a d intraprendere la pratica del judo,  dopo aver provato una situazione di disorientamento disagio .


La lezione introduttiva ad un nuovo potenziale studente è uno dei momenti più importanti per chi lavora nelle arti marziali,  perché è il momento in cui l’insegnante presenta la sua scuola e la sua professionalità.
Il potenziale studente entra in un dojo per valutare la sua eventuale adesione al corso, facendo un gesto coraggioso , ed è per lui un momento molto delicato:
Sta entrando in un ambiente completamente sconosciuto, dove un gruppo di persone, apparentemente già coeso, è occupato in una pratica in un certo modo violenta ,relazionandosi tra loro con termini e rituali completamente sconosciuti.
Immagina di doverti avvicinare ad una tribù primitiva occupata in un rito attorno al fuoco.Sei così rilassato, eh?!
Un bravo insegnante , e un ottimo businessman, dovrebbe curare con estrema attenzione la lezione introduttiva, questo momento così delicato per il nostro futuro studente.
Ci sono alcuni piccoli  dettagli che possiamo seguire:


  1. Benvenuto: Stabilisci la durata della lezione introduttiva. Dagli una struttura. Presumere che il cliente abbia tempo da perdere , non dare importanza al suo temp o o pretendere che sia a tua completa disposizione denota solo trascuratezza ed egocentrismo da parte tua. Il tuo tempo è prezioso, dagli valore e dai valore al tempo del tuo potenziale studente dando un termine preciso di inizio e fine alla lezione introduttiva. Un esempio di quello che potresti fare è usare i primi 10/15 minuti per presentare la tua scuola. Se hai un dojo tuo, fagli fare un tour del locale e mostragli le attrezzature e le aree di cui è composta la tua scuola. Passa poi a descrivere i modi e i rituali usati dentro la tua scuola, come si sale sul tatami o come si entra nell’area di pratica, come si saluta ad inizio e fine lezione, le minime norme di sicurezza come non indossare anelli ed orecchini….fai in modo che questo mondo alieno gli sia meno alieno e che si senta meno disorientato. Passa poi alla descrizione dei corsi e i piani di studio offerti ( spero tu non abbia un unico corto buono per tutti…non funziona) e il manuale della scuola dotato del regolamento interno (non lo hai? Fallo!).Dagli anche dei flyer con i tuoi prossimi eventi,dagliene qualcuno in più in modo che possa condividerlo con degli amici. Il tutto dovrebbe durare circa 10/15 minuti.Se puoi, non tenere il tuo interlocutore in piedi, ma fallo sedere in ufficio se lo hai (nel mio vecchio dojo lo avevo), e offrigli un piccolo presente. Io regalavo degli omamori, dei portafortuna giapponesi,ma puoi optare per qualunque cosa, dalle t-shirt alle penne personalizzate.Vedi cosa è più in sintonia con la tua pratica.Piccolo trucco, offrigli del thè giapponese e un dolcetto. Perchè? Perchè psicologicamente siamo più amichevoli con chi ci offre cibo.Lo fanno in Marocco e funziona.
  2. Lezione privata. Dagli una mezz’ora di lezione privata. In questo modo gli toglierai l’imbarazzo di non sapere cosa fare in mezzo ad altre persone. Ritrovarsi in mezzo a gente sconosciuta e fare qualcosa che non hai mai fatto prima mette a disagio la maggior parte delle persone. Non vuoi che il tuo nuovo studente si senta un imbranato o un cretino. Qualunque sia lo stile di arti marziali che insegni, vorrai che si senta a suo agio e arricchito dall’esperienza che gli stai offrendo. Una lezione privata di 30 minuti dovrebbe darlgli le conoscenze base per trovarsi a suo agio nella successiva lezione di gruppo. Le basi dei calci, pugni o cadute o prese, a seconda dello stile che insegni e come approcciarsi con il compagno, come chiedere allo stesso di fermarsi, dovrebbero essere i principali argomenti.
  3. Lezione di Gruppo.Se non lo stesso giorno, prendi appuntamento ed invitalo per una lezione di gruppo.Fallo seguire dal tuo studente più esperto in modo che abbia un buon supporto. Alla fine della lezione invitalo in ufficio e proponigli il tuo corso base (su come disegnare i corsi scriverò più avanti). Una buona idea usata molto in america è regalare la divisa con cui praticate e far indossare la cintura bianca solo alla fine, per segnare e celebrare con tutti il primo, coraggioso passo fatto dal nuovo studente.Al di là del lato molto “americano” , l’essere ugualmente vestito al resto del gruppo, toglie una buona parte dell’imbarazzo iniziale al nuovo potenziale studente, e toglie a te insegnante l’antiestetico problema di avere una classe di persone ognuna vestita come gli pare. Una classe tutta omogeneamente vestita da un senso di ordine e disciplina, argomenti che generalmente sono insiti nella pratica marziale. Un gruppo dove uno è in calzoncini da mma e maglietta ufc e un altro in tuta da ginnastica grigia e scalda-polpacci anni 80, vicino ad un altro in hakama, da solo l’idea di disordine, oltre essere l’incubo di un ossessivo/compulsivo. Facci caso.


Idealmente una lezione introduttiva dovrebbe essere a pagamento.
Lo so che molti di voi vedono diabolica la natura dei soldi, e questo sarà un’altro argomento per il futuro, ma pensate questo:
In mancanza di altri parametri, il valore è determinato dal prezzo
Dato che il vostro cliente non ha le conoscenze per valutare la vostra arte e voi stessi, o non sarebbe lì , il prezzo farà si che sia percepito il valore di ciò che fate e di voi come professionista. Il vostro tempo è prezioso, ma se non gli date voi valore, di certo non glielo daranno gli altri.
A mio consiglio una lezione introduttiva come descritto in precedenza potrebbe costare intorno ai 30€. Regalando un keikogi, sia che si iscriva o meno, di fatto il potenziale cliente riceve in omaggio 1h di lezione, di cui 30 minuti privati (30 minuti privati con me costano 50€, giusto per fare una proporzione). Di fatto il potenziale cliente vi ha pagato o la tuta o la lezione. Vedete voi.

Piccolo appunto finale: non cercate di vendergli il corso o voi, ma dategli valore! Anche se non si iscrive, lasciate che vada via con la sensazione che comunque quel tempo speso con voi è stato utile!

11 Settembre

Io ricordo perfettamente cosa facevo il giorno 11 settembre 2001.


Era una bella giornata e stavo andando ad aprire il mio negozio di fumetti.
Per tutto il pomeriggio ascoltai la radio che , come la totalità dei mezzi di comunicazione dell’epoca , trasmetteva minuto per minuto l’evolversi degli attentati.
Ricordo che la sensazione che ebbi all’epoca era di assoluta incredulità:
Erano scene che avevi visto al cinema, ma erano orribilmente reali.

Quello che accadde dopo lo sappiamo tutti, inutile ribadirlo punto per punto.
fatto sta che oggi abbiamo più paura e diffidenza.


Da artista marziale, per quella che è la mia concezione , rifettendo sull’11 settembre  ne ricavo i seguenti punti:

  1. Il libro della Fallacci, la rabbia e l’orgoglio, porta come titolo due elementi che se seguiti da chi pratica arti marziali , portano alla sconfitta.Nessun artista marziale formato adeguatamente le seguirebbe.
  2. Un artista marziale dovrebbe conoscere la sua interiorità: farsi prendere dalla rabbia per i propri problemi e sfogarla seguendo la rabbia e l’orgoglio (vedi gli sfoghi degli utenti nei social), non sarebbe una cosa degna di lui.
  3. Se sai quanto costa la violenza scegli la non violenza, ogni volta che puoi.
  4. Bisogna conoscere l’altro, è essenziale: perchè una persona nata come noi decide di farsi saltare in aria? E non lo sentenzia Gandhi, ma Sun Tsu nell’arte della guerra.
  5. Combattere il terrorismo senza eliminarne le ragioni per cui nasce è stupido.Sempre consigliato da Sun Tsu.
  6. Sempre sun Tsu consiglia di vincere senza combattere se possibile.Perchè a guerra costa, in tanti sensi, in tante eccezioni, qui e là, dal “nemico”.
Se uno ci riflette, da artista marziale, il primo passo da fare è conoscere l’altro e vedere se si può risolvere la cosa con la non violenza.

15 anni fa abbiamo scelto di fare tutto quello che non andava fatto.
Personalmente preferisco l’esempio di Terzani e ciò che scrisse in “lettere contro la guerra”.



2 anni fa sono andato in Iran, senza chiedere compensi, prendendo ad esempio quel ragionamento.
Vedendo i ragazzi in Iran trattati con diffidenza da alcuni colleghi perchè mussulmani, mi sono detto che poteva essere un occasione da prendere.
Adesso ho un fan club laggiù che non immaginate!


Io con alcuni ragazzi in Iran


Mi sono detto che , non potendo ipotecare il futuro, volevo lasciare un mio contributo, per quanto invisibile e piccolo, al mondo.
Credo che i gesti non debbano essere per forza grandi e immensi, ma di qualunque dimensione.Basta che prendi una posizione e non stai in disparte.
Adesso 100/150 persone hanno visto, non a chiacchiere, che qui non siamo tutti stronzi, che possiamo accettarci anche se diversissimi.E ci guardano diversamente.
Non è nulla,è invisibile, ma ci tengo.
E’ stato il mio “pugno” alla guerra, alla diffidenza e alla paura.


Dato che oggi si ricorda 11 settembre, io preferisco ricordarlo così.

Insegnante per professione,consigli veloci

Se vuoi iniziare o migliorare la tua attivita come insegnante professionista di arti marziali, forse i seguenti consigli ti torneranno utili:

  1.  Chiarisci quale sia la tua “visione interiore”. Cos’ è per te insegnare arti marziali, che cosa vuoi condividere, perchè vuoi insegnare, quali valori sono alla base di ciò che sei. Non è detto , e non sta scritto da nessuna parte, che la tua “inner vision” debba essere identica a quella del tuo maestro o del fondatore dello stile che pratichi. Tu sei tu e non sei uguale ad un altro. Se insegni sport avrai una tua personale visione, se insegni difesa personale un altra, se insegni arti marziali come stile di vita avrai una visione diversa dalle altre. Chiarisci bene con te stesso quale sia la tua visione. Mettila per iscritto. Scrivere è un’attività che unisce mente e fisico…hai una risposta mentale migliore rispetto al semplice riflettere a mente. Scrivi a mano! Non con un pc o uno smartphone! 
  2. Sii onesto, con te stesso prima di tutto. E’ facile subire il fascino delle superstar delle arti marziali. Ehi, il mio Maestro è uno di loro e per un po anche io ho creduto che ” avere successo” dovesse essere simile a quello del mio insegnante. Definisci la tua idea di successo, e stai attento alla lusinga di avere un gruppo di persone che ti ammira ed ascolta. E’ facile caderci e ricordare costantemente il punto 1 dovrebbe aiutarti (sempre che tu abbia una visione sana e non egocentrica della cosa)
  3. Non sai nulla! Fai di questo concetto il tuo mantra. Puoi essere il miglior artista marziale sulla piazza,ma non conta nulla. Stiamo parlando di trasformare un Hobby in businnes. E anche se hai avuto esperienza di businnes, ricordati che non si finisce mai di imparare e che questo è un campo specifico con esigenze specifiche. Leggi,segui e contatta tutti quegli autori, formatori e speaker che da anni hanno le conoscenze che ti servono.Ps,consciglio mio, stanno tutti fuori italia. Se non sai l’inglese e ti fai fermare da questo ostacolo, lascia perdere e non iniziare neppure. Consiglio : “eh, ma c’ho sta crisi!” frase che mi hanno detto nel ’95 quando cominciai a pensare alla prima mia attività commerciale. Me l’hanno detta fino ad oggi, ogni giorno. Lascia perdere, Vai avanti.
  4. Non ascoltare nessuno, ma ascolta tutti: Non ascoltare chi in risposta alla tua idea avrà un atteggiamento negativo. Spesso sono proprio le persone più vicine o senza esperienza nel campo a demolire la tua idea alla nascita, per timore che tu ti faccia male, per invidia o per semplice ignoranza. Ascoltali e perdi energie inutilmente. Ascolta i professionisti invece! Sia i consigli positivi che le critiche di chi ha esperienza nel suo campo. Non è detto che le loro idee siano applicabili in toto, ma hai sempre da imparare. Assimila, modifica e adatta tutto quello che ti sembra possa funzionare. Un’idea di Tim Ferriss, autore che seguo, non è detto funzioni così com’è proposta su un suo libro, ma Tim non vive a Caniccattì.Tu si. Adatta.
  5. E’ un lavoro 24/24 , non una vacanza. Gestire e farsi uno stipendio insegnando arti marziali è difficilissimo e se pensi di passare il tempo sempre sul tatami, spiacente ma è solo fantasia. Nella più realistica delle ipotesi dovrai imparare a gestire il marketing, ad editare un volantino, un video, a gestire la contabilità del tuo dojo, a gestire gli studenti, a scrivere la documentazione da dare agli stessi, il manuale della scuola, i contratti , i moduli di iscrizione, pianificare eventi…..e all’inizio , a meno di non avere la fortuna di avere qualche studente davvero bravo, sarai solo! 
  6. Cura la tua immagine online! Qualunque sia la tua idea religiosa o  politica evita di parlarne online, evita di infilarti in discussioni, liti o polemiche. Vuoi essere visto come un professionista che rappresenta e vive della tradizione a cui ha aderito. Non fare nulla che possa sminuire la tua autorevolezza e la tua immagine di professionista. Se proprio senti di dover esternare le tue idee politiche o religiose,  fatti un profilo anonimo. Come dicono in America “walk the talk”.

Okyu Shochi no tenjun, passi iniziali per un primo soccorso

L’idea di difesa personale, per essere concetto “vivo”, e non un’arida attività di colpi verso un aggressore, deve promuovere un’applicazione integrale in ogni aspetto della vita.
La probabilità di venire coinvolti personalmente o di vedere coinvolte le persone che amiamo, in un qualche tipo di incidente è reale, e chiunque sia interessato alla difesa personale dovrebbe preoccuparsi di avere conoscenze di primo soccorso.

La persona interessata ad una visione integrale del concetto di auto-protezione , può considerarei seguenti 9 “step”, 9 azioni  da memorizzare e fare proprie, per affrontare la necessità di un primo soccorso:

  1. Tanken; I dintorni.Verifica guardandoti attorno  che il posto sia sicuro, Assicurati che non siano presenti pericoli imminenti. Analizza la scena e comprendi cosa è accaduto, se sono presenti fattori che rappresentino un ulteriore potenziale pericolo e se ciò che ha causato il pericolo iniziale è passato o è ancora presente e può aggravare la situazione.
  2. Handan: Adesso bisogna predere una decisione. Basandoti su ciò che hai ossevato, sulle condizioni della vittima, per coprire quelle che percepisci come le più urgenti necessità, cosa devi fare? La vittima va portata via da potenziali immediati pericoli? O credi non sia saggio o troppo rischioso per la salute della stessa, essere spostata? Prendi la decisione migliore per proteggerlo da ulteriori pericoli.
  3. Ishiki: Controlla lo stato di coscenza della vittima. Non prendere le parole per certe. Anche se dirà di stare bene e di essere pienamente cosciente, potrebbe essere influenzato dagli effetti del trauma che ha subito e non rendersi conto del pericolo corrente. Se è incoscente, prova a rianimarlo, chiamandolo e toccandolo su una spalla, non scuoterlo!
  4. Kokyu junkan: Controlla il respiro, se la vittima è incoscente. Controlla il battito cardiaco e la presenza di sangue attorno al corpo. Se sembra non sembra respirare, controlla che non abbia ostruzioni alle vie respiratorie e pratica la respirazione artificiale. Favorisci il battito cardiaco se necessario.
  5. Kyujo: Contatta i numeri di pronto soccorso prima possibile. Se non sei solo, manda qualcuno a chiamare aiuto e tu rimani a controllare la vittima. Appena sei in contatto con gli organi di soccorso, comunica in modo chiaro e sintetico:                                                                a) Dove sei , il posto dove si è verificata l’emergenza                                                                    b) Il numero da cui stai chiamando. Potrebbero avere necessità di ricontattarti.                            c) Cosa è accaduto. Specifica bene cos’è successo.                                                                      d) Quante persone sono ferite.                                                                                                      e) Cosa avete iniziato a fare per assistere le vittime.                                                               Comunica le informazioni necessarie in maniera chiara e concisa, evita di parlare troppo facendo perdere tempo e assicurati di essere l’ultimo a chiudere la comunicazione, per evitare ogni tipo di fraintendimento.
  6.  Shiketsu: Ferma ogni perdita di sangue meglio che puoi. Applica della pressione sulla ferita per arrestare la fuoriuscita di sangue e , se necessario , alza la parte ferita in modo da fermare meglio la fuoriuscita dis angue. Applica un laccio emostatico,anche improvvisato, solo come ultima risorsa.
  7. Gedoku: Se credi che la vittima possa essere stata avvelenata da qualcosa, preoccupati di intervenire diluendo il veleno assimilato,bloccando il veleno assorbito o sciacquando la parte colpita.  
  8. Mahi: La vittima potrebbe essere in stato di shock, che è un disordine del sistema circolatorio, caratterizzato da debolezza , bassa pressione. pulsazioni rapide e spesso incoscenza. Se la vittima è incosciente, lasciala sdraiata e sollevale le gambe. Sventolagli dell’aria in volto e se possibile coprila per mantenere la temperatura corporea regolare.
  9. Kossetsu: Gestisci le possibili fratture. Immobilizza la parte danneggiata in modo che non si muova, peggiorando la situazione. Dividi mentalmente la parte ferita in 3 sezioni: la giuntura sopra la rottura, la parte finale dell’osso rotto e la sezione sotto  giuntura .
Considera il precedente elenco solo come un promemoria e non una guida pratica. Per poter affrontare con efficacia un’emergenza che richieda di soccorrere una persona, considera di seguire un corso di pronto soccorso ed evita di impovvisare. Potresti aggravare la situazione, anzichè migliorarla.

Ip Man ,il film e la malattia degli insegnanti.

Il film di Ip Man , il famoso maestro di Wing Chun che fu anche maestro del più famoso Bruce Lee, uscì nel 2008.

Ip Man

Ad interpretare la parte del Maestro Ip Man , Donnie Yen, attore ed artista marziale di altissimo livello.
Il film racconta, in maniera romanzata, la vita del Maestro Ip, ricostruendo il periodo dell’invasione Giapponese durante gli anni 30.

Per una buona recensione del film , leggetevi quella de “i 400 calci”: http://www.i400calci.com

E’ molto piacevole l’immagine che viene resa del Maestro Ip:
Ne viene fuori un uomo estremamente forte a livello fisico, il migliore artista marziale in giro, nella sua Foshan , ma umile, compassionevole, capace sia di gesti di estremo coraggio che di estrema dolcezza.
E per quanto possa non corrispondere interamente alla realtà storica, è comunque un bel esempio!

Dopo fin troppi eroi dei film di arti marziali proposti con lo stampo del duro , violenti e senza rimorsi, l’idea di un protagonista che proponga gli ideali che nel sistema Godai dei 5 elementi possono essere associati al principio dell’elemento vento, forza ed intelligenza in movimento, essere al servizio di un ideale più grande di noi, è estremamente incoraggiante.
Nel film, per quanto osteggiato, oppresso e schiacciato dagli eventi, Ip Man non tradisce mai la sua arte ne i suoi ideali, ne si fa indurire dall’amarezza delle sfide che si trova ad affrontare.

Molti insegnanti di arti marziali  spesso cadono vittima del  loro ego, facilmente stimolato dall’avere intere classi di persone che li ammirano ed eseguono i loro comandi, e potrebbero prendere come esempio, la figura, si romanzata ma comunque positiva, dell’Ip Man del film.

E’ molto probabile che chi è coinvolto nelle arti marziali, lo abbia fatto perchè in un certo momento della sua vita ha sperimentato la mancanza di controllo o potere su qualcosa o qualcuno.

Jigoro Kano raccontava di come si sentisse fisicamente debole nella sua giovinezza (mancanza di potere, inteso con il suo significato letterale di ” capacità di…” ).
Takamatsu Toshitsugu raccontava di come da piccolo fosse chiamato piagnucolone.
Il mio Maestro Stephen K Hayes ha più volte raccontato di come da ragazzino, la sua incapacità di difendere un amico abbia suscitato in lui l’originario sentimento di voler diventare più forte per difendere e proteggere il prossimo.

cobrakai,Karatekid.
Come non insegnare

Ma queste originarie motivazioni, se non sostenute da un concreto sistema di discipina mentale e spirituale possono portare fuori strada, il giorno in cui ci si ritrova con degli studenti che ti guardano con ammirazione.
Perchè non è essenziale essere in assoluto i migliori, basta esserlo in senso relativo, per suscitare ammirazione.
Per lo studente che entra per la prima volta in un Dojo, l’insegnante, per quanto possa essere scarso, sarà in quel momento e nel tempo sucessivo,  il migliore, l’esempio.

E se l’insegnante, passando da una condizione iniziale di assenza di potere e controllo ad una di totale controllo e potere, non tenesse a mente il suo originario motivo per cui ha iniziato a praticare le arti marziali, se non tenesse costantemente presenti i suoi valori, quelli che compongono il “core”, il centro della sua visione personale , cadrà facilmente vittima del proprio ego.

e farà danni, a se e agli studenti.